Un colpo, due colpi, un sussulto, tante ragioni che hanno spinto a bussare e quanti modi di picchiare davanti a quei portoni, ci appare lontanissimo il tempo in cui, in mancanza di elettricità un semplice battito di un batacchio, avvisava la presenza di qualcuno alla propria porta.
Mario Iaquinta, con questa sua originale pubblicazione di parole e fotografie, edita da Mariano Spina con la presentazione di Carlo Ciappi ci riporta a quei tempi antichi, quando vecchi fabbri anneriti dal fumo del carbone che emanava la propria fucina arroventavano il ferro sulla brace ardente per modellare sull'incudine a colpi di martello i batacchi.
Stiamo parlando dei vecchi battiporta, quelli fermati a spessi portoni, sono lì da molte vite di umani che hanno vissuto oltre quelle porte, posti da sempre tra il privato ed il resto del mondo. Alcuni di essi, rappresentano delle simbologie o figure apotropaiche atte ad allontanare il maligno, secondo la cultura e le credenze popolari.
In quest'opera corredata da splendide fotografie si apprezzano batacchi d'epoca realizzati a partire dalla fine del 600 fino agli inizi dei primi decenni del 900 e ancora oggi molti di essi fanno sfoggio sui portoni dei quartieri antichi di San Giovanni in Fiore, allo stesso modo di come il vecchio fabbro l'impiantò, quasi come in mostra, pronti per attirare l'attenzione dei passanti.
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